«Il 36% degli italiani ha già deciso di votare Forza Italia. Sembrava che le sinistre avessero già vinto ed invece si è riaccesa la luce della speranza che oggi è diventata un grande fuoco di passione civile».
Siamo nel 1994, alla vigilia delle elezioni politiche. Silvio Berlusconi, in un video che lo ritrae nel suo studio personale e che ora è possibile visionare sul sito dell’Archivio degli Spot Politici, lancia un appello a tutti quegli italiani che, alla vigilia del voto, risultano ancora incerti ed indecisi. A coloro che, in buona sostanza, non sono stati colti da quell’impeto d’amore improvviso nei confronti dell’uomo del fare prestato alla politica ma che, pur storcendo il naso, sceglierebbero la sua persona – e la sua squadra – rispetto ai soggetti politici allora presenti, quasi tutti riconducibili all’Italia della Prima Repubblica. In 58 secondi – questa la durata del video messaggio – il Cavaliere, con un linguaggio snello, diretto, pulito e perfettamente comprensibile ai più, snocciola il dato positivo che ha a sua disposizione, ossia che il 36% degli italiani – una percentuale rilevante, va da sé - «ha già deciso di votare Forza Italia», mentre una vittoria delle «sinistre», che fino a poco prima veniva data per certa e scontata, risulta essere in forse perché «si è riaccesa la luce della speranza». Una speranza che in breve tempo, e sempre stando a quanto dichiara Berlusconi, sarebbe presto diventata «un grande fuoco di passione». Segue quindi la parte relativa all’appello, più diretto e sostanzialmente più esplicito, all’elettore medio: «Se anche tu, nella tua mente e nel tuo cuore, hai già deciso che questa è la strada giusta, cerca di convincere almeno un altro ad unirsi a noi. Scriveremo tutti insieme una pagina nuova nella storia del nostro paese».
Non è più il 1994, Silvio Berlusconi ha governato per circa due lustri, alternandosi – è bene ricordarlo - con le forze del centrosinistra, e molti di quei propositi che hanno caratterizzato la sua discesa in campo prima e la storia di Forza Italia e delle sue successive declinazioni poi, sono andati in gran parte vanificati. O meglio: non sono stati attuati per i motivi e le ragioni che si conoscono, unitamente ai numerosi veti che su determinati provvedimenti sono stati nel tempo posti dalle altre forze politiche che componevano lo schieramento di centrodestra. Tuttavia, al netto del lasso temporale formatosi dal ’94 ad oggi e limitatamente allo scenario venutosi a configurare nelle ultime ore, è possibile azzardare una sorta di parallelismo – non tanto lessicale e comunicativo, quanto piuttosto contenutistico – tra il Berlusconi delle elezioni politiche del ’94 e quello che, nel giro di pochi giorni, ha deciso di tornare ad impegnarsi in prima persona per assenza manifesta di leader. Non sarà sfuggito a qualche attento osservatore che il precipitare degli eventi – la scelta di Monti di dimettersi non appena siano stati varati i provvedimenti di impronta economica, l’annullamento delle primarie del Pdl e il ritorno (?) sulla scena politica del Cav – sia stato generato, seppur (parzialmente) in maniera riflessa – dall’esito delle primarie del centrosinistra e dalla vittoria (scontata) di Pierluigi Bersani. Si potrebbe affermare che, ora come allora, «sembrava che le sinistre avessero già vinto», dal momento che, da diversi mesi, il Partito Democratico, da solo, viene dato in testa in tutti i sondaggi. Ma ora, a differenza di allora, non «si è riaccesa la luce della speranza» e nessun «grande fuoco di passione civile si è acceso». Almeno non per Silvio Berlusconi, per il suo ritorno in campo e per l’annullamento di una competizione interna – le primarie – che molto avrebbe reso, in termini di ricambio generazionale, al Popolo della Libertà, partito da tempo ripiegato su sé stesso e lacerato da lotte intestine in cui correnti e camarille di varia natura lottano per il mantenimento dello status quo.
Di passione civile, almeno per ora, se ne è vista poca. O meglio: è stata presente solo nello schieramento avverso, quello del centrosinistra, che con le primarie ha dimostrato di aprirsi al voto – e al giudizio – popolare. Nel Popolo della Libertà invece, chi ha mostrato di avere a cuore l’istituto della partecipazione – Meloni, Cattaneo, Crosetto – è stato tacciato, se non di abiura, di eccessiva presunzione, solo per aver espresso la necessità di invertire la rotta. Per questo motivo – ma se ne potrebbero elencare molti altri – la (ri)discesa in campo dell’ex premier viene giudicata non troppo opportuna anche da coloro che si sono sempre riconosciuti nei valori del centrodestra, o che comunque si sono considerati alternativi alla sinistra. Come può infatti entusiasmare qualcosa che nasce non tanto dalla demolizione di un assetto precedente, quanto piuttosto dal mantenimento di una condizione che andava invece stravolta? La bontà (e l’opportunità) di una scelta politica si valuta generalmente su ciò che riesce a rendere sì in termini elettorali, ma principalmente dal punto di vista della necessità della scelta stessa. In altri termini: si sentiva davvero l’esigenza di ricorrere a Berlusconi per rivitalizzare il centrodestra? La risposta risulta scontata, fermo restando il legittimo diritto dell’ex premier di farsi archiviare dal corpo elettorale e non già dalla speculazione economica e finanziaria.
La vittoria di Bersani alle primarie del centrosinistra ha rappresentato per il Cavaliere il terreno ideale sul quale agire: la scelta dell’usato sicuro, a discapito delle innovazioni proposte da Renzi, richiede, sempre secondo le valutazioni di Berlusconi, un confronto/scontro – più scontro che confronto, viste le modalità secondo cui, nel nostro Paese, si sviluppa il dibattito politico – con una leadership già consolidata, sperimentata, abusata e quindi sempre (e comunque) valida. Resta da chiedersi – anche se si tratta di un esercizio che si pratica assai spesso – per quali motivi si impedisce sistematicamente l’emersione della passione (e della partecipazione) civile, preferendo ad essa qualcosa che già si conosce.
Siamo lontani dal 1994, è vero. Ma molti degli interrogativi cui non si trova ora risposta, potrebbero essere sciolti indagando quanto accadde in quel periodo. La cosa importante, in questo esercizio di riflessione, è non restare troppo ancorati al passato: il tempo scorre velocemente e febbraio è terribilmente vicino.
Angelica Stramazzi
Twitter @AngieStramazzi












