Brunella Bolloli è una giovane giornalista di Libero. Alessandrina di origine, vive a Roma dal 2002 dove ha scoperto la cronaca cittadina ma soprattutto la politica, con le sue mille sfaccettature ed altrettante incongruenze. Inizia a scrivere a 15 anni su alcuni giornali della sua città e con diversi compagni di liceo si avvicina anche al mondo della radio; dopo gli studi universitari a Milano e in Francia, un master in Scienze Internazionali, approda a Libero. Sono gli anni del G8 di Genova, degli attentati alle Torri Gemelle e della morte di Montanelli, vero punto di riferimento per quanti ancora oggi desiderano imparare la professione di giornalista. «C’era tantissimo lavoro da fare – racconta nel profilo del suo blog “senza filtri” dedicato alle donne che tiene sul sito di Libero – ma senza fatica perché quando c’è la passione c’è tutto». In quanto relatrice ai prossimi Stati Generali della Comunicazione Politica, le abbiamo rivolto alcune domande.
Brunella che cosa significa per te comunicazione politica?
La comunicazione politica per me rappresenta soprattutto il fulcro del mio lavoro, in particolare negli ultimi mesi connotati da molti eventi politici e quindi anche giornalistici insieme. Comunicazione politica significa sapere leggere e interpretare ciò che la politica vuole fare sapere agli "addetti ai lavori", ma anche come veicolare e diffondere all'opinione pubblica risultati, progetti ed obiettivi per il bene pubblico. La comunicazione politica è uno strumento fondamentale, culturale, anche se troppo usato con superficialità. Ma più funziona, più è sinonimo di democrazia e libertà di pensiero.
Ritieni sia possibile oggi una (ri)connessione tra opinione pubblica e classe dirigente mediante la comunicazione politica?
La (ri)connessione tra cittadini e classe dirigente a livello di linguaggio diretto, senza filtri e dal basso soprattutto, oggi è espressa in massima parte dalle nuove tecnologiche comunicative. Penso a Twitter, che è diventato in brevissimo tempo il modo più rapido e immediato per fare entrare i cittadini in contatto con i politici. Talmente diretto che ha scompaginato ogni tipo di gerarchia: su Twitter spesso volano insulti e critiche ai politici, come fosse al bar sport. Chi lo fa e non vuole uscire allo scoperto usa pseudonimi o nickname, ma i politici sono comunque molto sensibili alle critiche e agli umori di questo tipo di social network. Ormai la comunicazione politica non più prescindere dalla Rete. Basta vedere il fenomeno Grillo.
Secondo te, che rapporto intercorre tra il mondo del giornalismo e quello della comunicazione politica?
Un rapporto molto stretto. Basta vedere la quantità di politici che fanno a gara per essere intervistati sui giornali o, meglio, avere visibilità sulle tv. Perfino Grillo, che era partito con il diktat "mai parlamentari M5S nei talk-show", si è reso conto che rischiava di perdere consensi o non fare conoscere a fondo i propri candidati e infatti ha ridotto, in parte, il divieto di partecipare ai talk-show. Diverso, invece, è il caso del governo in carica, composto da varie anime e impegnato ad affrontare questioni veramente cruciali per uscire dalla crisi. Letta, non a caso, pare che abbia imposto ai suoi ministri meno interviste ed esternazioni pubbliche, almeno per evitare primi incidenti di comunicazione. Ma di sicuro le attività del governo saranno portate a conoscenza dell'opinione pubblica in modo istituzionale (uffici stampa, note di palazzo Chigi), perché anche questa è comunicazione politica.
Perché hai deciso di partecipare agli #SGCP e quale contributo può fornire una simile iniziativa al mondo della comunicazione politica?
Ho deciso di prendere parte agli #SGCP perché ho conosciuto Angelica Stramazzi, che mi ha parlato di questo appuntamento con grande passione e professionalità. Per me, poi, si tratta di un approfondimento del mio lavoro, che è tutto proiettato alla comunicazione, soprattutto politica. Inoltre, oggi, ci sono tante e tali forme di comunicazione politica, che attingono spunti da diversi ambiti non soltanto giornalistici (ma culturali, sportivi, sociali, economici) che io credo davvero che gli #SGCP possano dare un serio contributo a sviscerare il mondo della comunicazione e la sua evoluzione rapida e continua nel contesto contemporaneo.
Intervista a cura di Angelica Stramazzi
TW @AngieStramazzi









