Lunedì 10 Giugno 2013 11:53

#SGCP: La satira politica ai tempi del governissimo

Autore:  Rossella Lacedra

Come si può fare satira politica, cioè enfatizzare caratterizzazioni - ad esempio di Destra e Sinistra - portandole al paradosso, se tali caratterizzazioni vanno pian piano scomparendo?

Questa una delle riflessioni che la conversazione agli Stati Generali della Comunicazione Politica tra il disegnatore satirico de La Repubblica, Massimo Bucchi, e il vignettista satirico de Il Fatto Quotidiano, Mario Natangelo. L'analisi dell'excursus sulla funzione narrativa della satira politica nelle diverse fasi storiche - condotto magistralmente da Massimo Bucchi - sembra porre una questione importante: ha ancora un senso fare satira ai tempi del governissimo?

Oggi, il confine tra comunicazione politica e satira si è pesantemente ridotto, la politica si è talmente spinta oltre, che molti afflati ironici e derisori rischierebbero di diventare copie della realtà. Dunque, venendo a mancare l’autorevolezza della comunicazione politica, la satira nelle sue varie declinazioni diventa in primo luogo canale di informazione: la novità è che molto spesso si apprende una notizia prima nella sua veste satirica e poi in quella ufficiale. E così ad esempio succede che gli sviluppi politici e sociali di una settimana li si conosca il martedì sera a Ballarò con Maurizio Crozza, oppure che grazie alle vignette di Makkox si faccia il punto su un determinato avvenimento di pubblica rilevanza. Avviene alle volte che il primo impatto con una notizia di politica interna del giorno lo si abbia attraverso un video di Pinuccio che telefona al politico di turno in qualità di suo faccendiere.

Con molta  probabilità questo approccio alla notizia potrà innescare interesse verso la ricerca della “versione  originale”. Dando per scontato (anche se scontato non lo è affatto) che ogni persona che ha avuto il primo approccio con la notizia a livello satirico andrà poi a esaminarne la veridicità o comunque le argomentazioni a livello reale, resta comunque il dato di fatto che il primo contatto sarà stato con la versione caricaturale di un qualcosa.

Si ribalta in questo modo uno schema cognitivo cronologicamente collaudato (dal vero al rappresentato)  in favore di un altro schema inverso in fase di sperimentazione. Tant’è  che il panorama della satira politica gode a mio avviso di ottima salute, l’interesse mediatico e la viralità di un determinato modo di leggere la realtà sta producendo contenuti di alto valore simbolico e interpretativo.

“Il Terzo Segreto di Satira” con i suoi video sull’elettore delle primarie del Pd, è riuscito in un’impresa di alta intelligenza e ironia, inventando personaggi inesistenti e tipizzandoli. Quando gli autori disegnano l’elettore renziano come uno che la sera si ubriaca e poi dal suo IPhone dibatte animatamente con Siri, stanno costruendo dal nulla un profilo sociale. Questo tipo di satira, sgravata forse dal suo ruolo informativo, diventa popolarizzazione delle dinamiche e dei comportamenti sociali che, seppur sotto altre forme più misurabili, molto spesso sono oggetto di veri e propri studi elettorali, come chi si occupa di campagne elettorali saprà molto bene.

Il produrre contenuti che enfatizzano la tendenza autoreferenziale del potere si traduce nella pagina Facebook L’Apparato”,  che esalta lo spirito conservatore di una classe dirigente che difende se stessa, mentre grazie a  Siamo la Gente, il Potere ci temono” la satira a mio avviso acquisisce un quid in più: quello di strizzare fino all’osso i limiti dei nomi collettivi (gente, popolo, elettori, noi, loro) -  in questo caso con esplicito riferimento agli elettori del Movimento Cinque Stelle - e di esasperarne i limiti dell’incapacità di ragionamento se riportati alla dimensione individuale.

Quindi la satira è bidirezionale, quella verso il potere e quella del rapporto con il potere o del presunto tale.

marxistipertabacci fanno di una caratteristica del personaggio politico ovvero il suo rigore verbale una caratteristica di appartenenza politica, e lo dipingono come un socialista incallito. Ora, questa operazione satirica, per chiunque conosca le radici autenticamente democristiane di Tabacci, è a mio avviso una delle più riuscite e argute che ci siano state, oltre che come si direbbe nel marketing puro gli autori della pagina hanno assunto il ruolo di spin-off per la brand awareness del candidato alle primarie del centrosinistra.

La satira politica è diventata il modo per rendere pop argomenti rispetto ai quali probabilmente la gente (e non laggente) si sarebbe allontanata in misura maggiore rispetto a quanto accade; ecco perché non è più categorizzabile in compartimenti stagni come l’invettiva, la derisione del potere, la caricatura, la storpiatura della realtà o  l’iperbole rappresentativa. Tutto questo resta chiaramente presente, ma diventa sfumatura all’interno di un calderone più grande: quello dell’informazione, appunto.

di Rossella Lacedra

Tutor presso Master Maspi, Università IULM Milano
Direzione Area Progetti, Ass. Connessioni Pubbliche

TW @RossellaLacedra

Video / Audio

Altro nella categoria: « Le tecniche retoriche del M5S

Lascia un commento


©2010 Spinning Politics. P.Iva 02182250692.Tutti i diritti riservati.
Spinning Politics è una testata giornalistica registrata. Registrazione Tribunale di Vasto n°127 del 3 Giugno 2010.
Editore e Direttore Responsabile Vincenzo Christian Lalla.