Lunedì 15 Novembre 2010 10:07

L’uomo del momento In evidenza

Autore:  Marina Ripoli

Assistiamo in queste settimane all’approdo del lungo e profondo percorso di trasformazione, crescita e cambiamento di Gianfranco Fini. Colui che saltò sulla diligenza Berlusconi – la cosiddetta carrozza del vincitore – per portare a termine la trasformazione dell’MSI da partito anti-sistema, erede del fascismo, ad An, partito di governo. Un percorso tutto in salita, già intrapreso con il sostegno a Cossiga nel ’91, ma animatosi successivamente con l’alleanza sempre più stretta con Forza Italia, e conclusosi con le elezioni politiche del 2008 sotto il simbolo del Pdl.

Legato, dunque, a doppio filo con l’ascesa berlusconiania (quel filo che se troppo si tira, poi si spezza!), il seguace di Almirante e Romualdi è riuscito in questi anni a modificare anche la sua immagine personale: da missino a politico liberaldemocratico, uomo delle istituzioni e leader di un nuovo partito moderato.

Attraversando queste fasi - è bene sottolinearlo - Fini non ha mai trascurato la sua comunicazione affinché ci fosse sempre un distinguo tra la sua figura e quella di Berlusconi. A chi pensava si trattasse solo di una tattica per mantenere all’interno del Pdl i voti di chi mal sopportava il premier, va detto che, alla luce di ciò che accade oggi, si è trattata di una personale esigenza di differenziazione necessaria. A questo è servita anche l’attività della sua fondazione, ma sono state strategiche soprattutto le continue dichiarazioni fuori dal coro pidiellino, fatte approfittando della sua carica istituzionale.

Ne sono un esempio le posizioni più morbide del Presidente della Camera sulla questione degli immigrati o le posizioni sui temi bioetici e sui diritti civili, le frizioni con il Carroccio, l’insofferenza verso un federalismo esclusionista nei confronti del Mezzogiorno, la difesa della Costituzione. Per non parlare della registrazione in cui Fini, conversando ad un convegno con il magistrato Trifuoggi, accusò il premier di confondere la leadership con la monarchia assoluta ed il consenso popolare con l’immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità (dicembre 2009).

E non finisce qui. Nel marzo 2010, come non ricordare l’affondo di Fini sul Pdl: “Avendo io contribuito a fondare il Pdl, ci sono molto affezionato. Noi di An non eravamo alla canna del gas, il partito aveva percentuali a due cifre, ma ci siamo presi la responsabilità di dare vita ad un nuovo soggetto politico perché credevamo nel bipolarismo, nell’alternanza e nell’europeismo. Ma se mi chiedi se il Pdl mi piace così come è adesso, la risposta credo l’abbiano capita tutti, non c’è bisogno di ripeterla”.

Insomma, sono bastati pochi mesi per passare dalle parole ai fatti, e da quel «Che fai, mi cacci?» del 22 aprile giorno della Direzione Nazionale, oggi Fini ha cambiato la sua posizione. Ora punta l’indice contro il premier, non più dai piedi del palco, ma dall’alto del “suo” palco, quello di Futuro e Libertà, dal quale con sicurezza chiede a Berlusconi di dimettersi ed aprire la crisi.

Marina Ripoli

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