Giovedì 17 Ottobre 2013 17:22

Identità e storytelling del Partito Democratico In evidenza

Autore:  Spinning Interview

Spinning Politics parla con Alessandro Tartaglia - co/fondatore e partner di FF3300 - l'agenzia che ha curato il progetto di identità visiva del PD, un progetto che nasce per sopperire a uno stato di indefinitezza e caos comunicativo dell’identità visiva del Partito Democratico, segnato dalla molteplicità di linguaggi visivi su tutto il territorio nazionale.

1. Alessandro, come nasce il progetto d’identità visiva del Partito Democratico?

Il progetto nasce nel 2011, a seguito di un'interlocuzione avviata a Novembre con la segreteria nazionale del PD, ma vede l'avvio reale nella tarda Primavera, a Maggio 2012. Ci fu chiesto di sviluppare degli strumenti e delle strategie in termini di "comunicazione del partito" e non di uno specifico candidato. Si è trattato, quindi, di un lavoro a medio-lungo termine. Infatti lo sviluppo dei primi strumenti, tra i quali c'è il carattere tipografico "Divenire", disegnato ad hoc per il PD, ha visto concretizzarsi i nostri sforzi attorno a Ottobre 2012. È stata la prima volta, in Italia, che un partito politico ha investito tempo e risorse per costruire strumenti che non fossero destinati ad una campagna elettorale ed è stata questa la prima vera "innovazione".

In una prima fase abbiamo fatto un lavoro di analisi, effettuando una serie di questionari (circa un centinaio), ai quali abbiamo sottoposto la maggior parte dei membri della segreteria nazionale (vedi articolo su Europa: http://www.europaquotidiano.it/2012/04/17/e-il-pd-da-le-pagelle), e grazie ai quali abbiamo raccolto informazioni di vario genere, dalla percezione, alle capacità di elaborazione, fino ai feedback sui processi di comunicazione interna ed esterna. Una volta conclusa questa fase abbiamo elaborato un documento d'indirizzo strategico, con il quale abbiamo individuato le task operative su cui concentrarci. Questo documento è stato condiviso con la segreteria, discusso, ed infine abbiamo iniziato il progetto di identità vero e proprio.

Contemporaneamente allo sviluppo degli strumenti abbiamo tenuto diverse sessioni di formazione (ad esempio frattocchie 2.0), attraverso le quali abbiamo iniziato, gradualmente, ad introdurre metodologie e teoria nel lavoro del partito sviluppando, tra le altre cose, anche una palette di strumenti informatici atti a "manipolare" il carattere tipografico per generare senso. Questa particolare metodologia di lavoro, denominata "features", è stata uno degli aspetti più interessanti di tutta l'operazione (vedi anche: http://www.slideshare.net/ff3300/letters-are-done-of-will). Poi è arrivata la campagna elettorale. Sebbene non avessimo, da contratto, nessun ruolo in questa competizione, ci fu chiesto di "testare" gli strumenti attraverso le primarie. Così facemmo. Infine, durante le elezioni secondarie, la palla passò ad un'agenzia di Milano, ABC, che si è occupata della campagna "Italia giusta".

Durante questa campagna, noi disegnammo la piattaforma informatica per le proposte politiche di Bersani: http://www.italiagiusta.org pur non avendo, invece, mandato di lavorare sugli output grafici della stessa campagna. (Questo chiaramente fu un limite per lo sviluppo delle potenzialità del progetto d'identità, ma non poteva essere diversamente, non avendo noi un contratto riguardo questo "segmento" del lavoro di comunicazione).

2. Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato e che state incontrando in questo percorso?

Le principali difficoltà durante questo progetto, come potete immaginare, sono state le resistenze interne, ascrivibili a due diverse tipologie di ragioni: da una parte l'introduzione di nuove metodologie e nuovi strumenti genera sempre uno spaesamento per chi è portato ad assumerne il controllo, e a gestire quindi secondo nuove modalità vecchi processi, dall'altra parte invece c'è stata una resistenza dovuta a interessi particolari, come tutelare posizionamenti personali, aziendali, e via dicendo.

Il risultato prodotto da queste difficoltà è stato l'ammorbidimento della strategia inizialmente progettata, con un fiaccamento del risultato finale, sopratutto se pensiamo alle possibilità offerte da uno strumento "democratico" per sua stessa natura, come è un carattere tipografico, che poteva essere trasferito ai circoli, ai territori, generando una grande "amplificazione" del flusso di comunicazione e ribaltando il paradigma che la comunicazione del partito viene fatta "a monte". Abbiamo sempre creduto che il vero nodo, la vera questione nodale, non sia tanto "come comunica" in termini di output il PD, ma come dare la possibilità alla base del PD di comunicare in modo coerente ed efficace. Per questo avevamo anche progettato uno strumento informatico: OUR (open-usergenerated-ruledbased) che permetteva alla base del PD di elaborare i propri "output" in termini di comunicazione in modo autonomo, in cloud (direttamente nel browser, senza utilizzare software proprietari), in coerenza con le "linee guida" promosse dal partito. Tale strumento non è stato realizzato un po' perché sono arrivate le elezioni, e la priorità, come potete immaginare, è diventata quella, un po' perché l'azienda di sviluppo informatico che se ne doveva occupare ha indirettamente fatto ostruzione all'applicazione delle nuove "metodologie" e dei nuovi "strumenti".

3. Il vostro feedback nel partito è sempre lo stesso? Chi valuta i vostri lavori prima che questi siano resi pubblici?

Attualmente il lavoro di FF3300 è terminato, a seguito della scadenza del contratto, e quindi alcuni pezzi di questo complesso disegno sono fermi, come ad esempio OUR. Una delle ragioni di questa situazione è da rintracciarsi nel cambio al vertice del PD,  nel fatto che è in periodo congressuale, e nel fatto che molte scelte, anche quelle sulle linee di indirizzo della politica comunicativa, in momenti del genere vengono congelati.

Per il resto, durante il nostro lavoro ci siamo sempre confrontati con la segreteria nazionale, che ci ha affiancato nello sviluppo del progetto, e in particolare con Stefano Di Traglia e Daniela Gentile, che ricoprivano il ruolo di capo e coordinatore della comunicazione del partito. Stefano e Daniela ci hanno seguito sempre con grande attenzione e hanno permesso, a noi e alla nostra squadra, composta da Imaginifica e Molotro, di far crescere questo progetto, anche se poi, le continue (e legittime) emergenze determinate dal quadro politico hanno avuto la meglio, non dando a un progetto così corposo quel respiro e quel tempo che serviva per crescere.

4. Il cambio di segreteria e il prossimo congresso nazionale influiranno sicuramente sul lavoro che state portando avanti, avete già pensato a come dare continuità al progetto?

Non lo sappiamo, è presto per dirlo. Quello che so è che questo progetto è davvero importante, ed ha già dimostrato, nel suo piccolo, che può contribuire a migliore la qualità della comunicazione del Partito. Per questo a noi piacerebbe davvero poterlo riattivare. Ma credo che questo lo sapremo solo dopo l’8 dicembre.

5. Puoi darci quale anticipazione di quali saranno gli sviluppi di questo progetto d’identità visiva?

Stiamo lavorando in modo intenso su tools informatici di varia natura, abbiamo tenuto in Puglia un laboratorio unico in Italia su questo argomento, che ha messo insieme Designer della comunicazione e Informatici (http://www.slideshare.net/ff3300/relazione-finale-del-laboratorio-x-una-variabile-in-cerca-didentit-edizione-2013-castrignano-de-greci), un laboratorio completamente gratuito ed orientato alla sperimentazione di pratica di design partecipato e di ricerca su temi dove solitamente in Italia non si fa ricerca (e non si innova).

Crediamo che la nuova frontiera del design della comunicazione sia dare alle persone un ruolo attivo nei processi, tanto decisionali quanto comunicativi, trasformandole in attori reali della vita politica, piuttosto che in fruitori passivi di messaggi retorici. Non posso specificare in questa sede che tipo di strumenti stiamo sperimentando, ma si tratta di tecnologie pre-esistenti, ottimizzate secondo buonsenso, prevalentemente materiale opensource, anche perché crediamo che il tempo degli strumenti proprietari e chiusi sia finito. Oggi la persone hanno bisogno di chiarezza, onestà e trasparenza, occorre responsabilizzare gli individui, restituire loro la centralità nel dibattito politico. Non se ne può più dei talkshow televisivi, dobbiamo "tessere" reti di persone, progetti, idee, storie ed esperienze, farle collegare tra loro, trasformarle da episodi "singoli" in pratiche d'ispirazione collettiva: in una parola "Open".

6. Ritieni i partiti del panorama politico nazionale abbastanza maturi per comprendere i vantaggi di una buona comunicazione?

I politici sono uomini e donne come noi, che pensano, agiscono, spesso sbagliano e a volte fanno cose eccezionali.

Non si tratta di comprendere i vantaggi di "una buona comunicazione", si tratta di avere la capacità di intuire dove e come è possibile innovare, ridisegnando i processi, perché la "forma partito" è in crisi, come lo è la partecipazione alla vita pubblica di questo paese. La Crisi è prima di tutto una crisi di idee, una Crisi culturale. È qui il nodo più importante da sciogliere. Non so se a livello nazionale sarà possibile sperimentare, nell'immediato, questi concetti, ma sono certo che a livello locale e regionale sia possibile dato che lo stiamo già facendo. In Puglia oggi c'è un movimento di persone reali che prova a cambiare il passo del dibattito pubblico, e lo fa fuori dai partiti, nella società civile. Il consiglio che mi sento di dare alla classe politica è di guardare fuori dai partiti, di andare fuori dal recinto, perché è lì che possono trovare ispirazione e soluzioni a problemi che attualmente rendono inerte tanto il PD quanto gli altri partiti.

7. La comunicazione sembra utile per svecchiare l’immagine ma non la sostanza delle vecchie logiche partitiche, pensi che si arriverà ad adattare e a rendere omogeneo ciò che si dice attraverso la comunicazione e ciò che realmente si fa nelle stanze del potere?

La Comunicazione è la forma, la Politica è il contenuto. L'innovazione reale è fatta da entrambe queste cose: è l'alchimia tra forma e contenuto che genera il senso. La Politica deve capire questo e deve trovare il coraggio di sperimentare ciò che non conosce, ciò che non ha esperito.

Se una di queste due parti (forma e contenuto) è difettosa, la generazione di senso è compromessa. Solo con una generazione di senso efficace possiamo riscrivere l'immaginario collettivo e la grammatica culturale, che sono l'ecosistema cognitivo in cui siamo immersi, che ci condiziona nelle scelte e nelle emozioni. La politica deve studiare, così come dobbiamo farlo noi che ci occupiamo di comunicazione. Non possiamo continuare ad adottare i modelli attuali, praticando continue varianti sul tema berlusconista, nella convinzione che "le persone questo vogliono" o "questo capiscono". Il compito della Politica, così come quello della Comunicazione, è di riscrivere la realtà, cambiarla.

E la realtà si cambia a partire dalla cultura. Non possiamo e non dobbiamo, assolutamente, adeguarci alla deriva culturale in atto, perché anch'essa è frutto di una Politica, di una Comunicazione, di una visione strategica. Il Berlusconismo non è altro che il concorrere di differenti fattori che producono l'impoverimento valoriale e culturale delle persone, inducendole a ragionare con la pancia, in preda a emozioni e pulsioni. Anche l'impostazione della comunicazione di Grillo viaggia in questa direzione, seppur con le dovute differenze in termini di medium e messaggi. La "Sinistra" deve proporre un'altra grammatica culturale, e deve anche riuscire ad affermarla. Solo così può essere competitiva.

Intervista a cura di Christian Lalla

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