Ci troviamo per la terza settimana ad affrontare il tema del debito pubblico. Il “caso Irlanda” è un caso di scuola: ci sono rischi per il debito pubblico e per il debito privato. Le politiche di stabilizzazione del governo irlandese non sono state efficaci: preoccupano il deficit annuale, il debito pubblico (la somma dei deficit accumulati nel tempo) ed anche il debito privato, in particolare il debito bancario. Anche le banche irlandesi, infatti, per finanziare la bolla edilizia si sono esposte quel tantino in più tanto da rischiare un serio default. Come dire, ci risiamo. A pensar male si può dire che il sistema pubblico e privato scaricano su altri il loro rischio. Gli economisti lo chiamano moral hazard. L´azzardo morale è quel fenomeno per il quale (ad esempio) una banca concede crediti piuttosto rischiosi, attratta da alti tassi di interesse, e se poi tutto va male si può rivolgere al Governo, sottolineando gli effetti disastrosi per i risparmiatori, casomai paventando un effetto domino. Questo rischio può di fatto obbligare il Governo ad intervenire "salvando" la banca in questione. Questa è certamente un´esemplificazione, ma non è così lontana dalla realtà.
In Irlanda temo andrà pressappoco così: maxi prestito europeo e/o del fondo monetario internazionale per scongiurare il contagio al vecchio continente e contemporaneamente iniezione di liquidità per le banche private a rischio. Naturalmente a pagare tutto saranno i cittadini irlandesi. Il fatto è che non si può fare altrimenti. Il costo di default e di contagio potrebbe addirittura minacciare l’euro. Con danni all’intera economia europea. Quindi gli irlandesi pagheranno per gli errori del loro governo e per l’azzardo morale delle banche.
Brutta bestia l’economia. Tutti sanno come funziona, ma ad alcuni fa comodo sfruttarne le pieghe e le debolezze per fare affari. Una politica senza spina dorsale non fa nulla per prevenire e sa solo mettere pezze una volta che i danni son fatti.
Peccato non vi siano più all’orizzonte Statisti all’altezza di un mondo, soprattutto quello economico, sempre più complesso ma terribilmente chiaro. L’esperienza dovrebbe insegnare ma troppo spesso è più facile guardarsi la punta del naso che mirare l’orizzonte. In bocca al lupo Europa.
Alessandro Cianci









